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Un inno al teatro attraverso una contemporanea dissacrazione del dramma antico: Edipus in scena ai Filodrammatici

Se vivete a Milano (o negli immediati dintorni!) e volete dedicare poco più di un'ora del vostro weekend a qualcosa di molto interessante, il mio consiglio è di andare a vedere "Edipus" al Teatro Filodrammatici, in calendario fino a domenica 28 febbraio.

edipus

Scritto dal drammaturgo lombardo Giovanni Testori, interpretato da Eugenio Allegri per la regia di Leo Muscato, Edipus fa parte della Trilogia degli Scarrozzanti insieme ad "Ambleto" e "Macbetto".
Da persona ossessionata dal linguaggio quale sono, l'elemento che più mi ha colpito di questo spettacolo è proprio l'uso delle parole. Ibride, contaminate, volgari (anche nel senso più dantesco del termine) e auliche. Il lessico riempie la scena connotando al contempo quella che è la condizione sociale dei personaggi, di tutti i personaggi, quelli assenti inclusi.
Un capocomico che si ritrova a dover portare sul palco un dramma antico rivisitato, senza gli attori della sua compagnia che, spinti da basse motivazioni economiche, decidono di abbandonare il 'carrozzone'.
Laio, Giocasta, Edipo vengono interpretati da un unico mattatore che cambia maschera per modellarsi sul personaggio che deve rappresentare. Dialoghi immaginari con manichini che raggiungono picchi di intensità e realismo nel momento in cui Edipo si accoppia con la madre Iocasta, rappresentata come una soubrette decaduta. A differenza della nota tragedia di Sofocle, nell'adattamento del testo fatto da questa immaginaria compagnia teatrale, ogni personaggio è consapevole dell'identità dell'altro. Edipus infatti si manifesta come figlio e agisce mosso da un desiderio di vendetta verso chi ne ha segnato la condanna già al momento della nascita se non addirittura del concepimento.
75 minuti per una tragi-commedia che porta a riflettere sul declino della società, sulla crisi che in modo ahimè attuale colpisce il mondo dello spettacolo e sul desiderio di mantenere viva la propria arte anche nel momento in cui tutti abbandonano una barca che affonda. Un capitano con il naso da clown che chiude il sipario rimettendo in ordine la scena e 'morendo', così come Edipus, su una sedia con sopra una scritta che racchiude in sé in significato dell'intera opera: fragile.