My default image

L’importanza del nome (parte I)

«What's in a name? that which we call a rose by any other name would smell as sweet.»

(«Forse che quella che chiamiamo rosa cesserebbe d'avere il suo profumo se la chiamassimo con altro nome?»)

W. Shakespeare – “Romeo e Giulietta” atto II, scena II

Ognuno di noi ha un nome, una sorta di identificativo che ci si porta dietro per tutta la vita. Che ci piaccia o meno, chiamarci in un modo piuttosto che in un altro non dipende da noi bensì dai nostri genitori che, guidati dalle più varie motivazioni e spesso da un incontrollabile estro, hanno scelto il nostro destino anagrafico.

A me è andata bene, mi hanno chiamato Gaia perché a loro dire, già durante i miei primi giorni di vita ero sorridente. Nomen omen? Nel mio caso direi di sì, almeno il più delle volte.

Ma adesso vi invito a fare un gioco: che tipo di persona vi immaginate sentendo un nome come “Carmela”? E se vi dicessi “Rodolfo”? Istintivamente associo al primo nome una donna, probabilmente del sud Italia, magari mora, non troppo alta e di carnagione ambrata. Il secondo nome mi riporta invece a una figura maschile dai lineamenti quasi nobili, dotata di classe e portamento.

Tutto ciò è puramente evocativo. Ognuno di noi, ha ripescato nella sua memoria qualcosa che aveva in archivio e ha così associato delle caratteristiche ben definite a quelle che in fondo non sono altro che due parole. La realtà però può essere ben diversa. E se per le persone poco importa che Carmela sia una bionda svedese di un metro e ottanta invece di una tarchiatella siciliana, quando si sceglie il nome di un prodotto, di un blog, di un brand, etc., allora tutto cambia.

Battezzare qualcosa che vogliamo sia chiaro, immediato e distintivo impone delle regole: ecco i primi due aggettivi da annotare.

  1. SEMPLICE: Scegliere il nome di un prodotto (come prodotto si intende qualunque cosa venga realizzata fisicamente, giuridicamente, intellettualmente e artisticamente) ne determinerà la sua vita e il suo successo. Una denominazione breve, facile da scrivere e dunque da ricordare aiuta sicuramente a indurre il consumatore/utente finale ad accostarsi e dunque a fruire di quel bene. Ogni giorno infatti il nostro cervello riceve continui stimoli che si trasformano in decine, centinaia di informazioni. Immagazzinare tutto è ovviamente impossibile, per questa ragione più un messaggio è elementare e più possibilità avrà di trovare parcheggio tra le celluline grigie che si trovano nella nostra testa.

  2. EVOCATIVO: Una singola parola può avere il grande potere di suscitare un ricordo. L’associazione di idee agevola la memoria e così sarà più facile ricollegare un nome a un prodotto. Esempi celebri sono il blog “Giallo zafferano” che rimanda immediatamente alla cucina, il detersivo per i vetri “Vetril”, il brand di prodotti naturali “L’Erbolario”, etc. Il nome crea delle aspettative, pertanto è fondamentale che la “facciata” rispecchi il “contenuto”. Pensate alla grande delusione che proverebbero migliaia di lettori se leggendo «Playboy» sulla copertina, all’interno trovassero 50 pagine dedicate alla fisica molecolare!

TO BE CONTINUED…