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La bella e la bestia, un racconto tra sogni e ricordi

È uscito oggi nelle sale il film che attendevo da un anno. E posso giurarlo, l'ho aspettato veramente con trepidazione ed entusiasmo. Parlo de La bella e la bestia. Il motivo di tanta eccitazione ha a che fare con un legame affettivo, un legame proprio con questo film, con questa storia. Era il 1991, avevo quattro anni e mia zia Anna mi portò al cinema King (quello dove ho visto tutti i capolavori Disney della mia infanzia). In quel periodo ricordo che regalavano perfino l'album delle figurine, album che conservo (rigorosamente completo!) molto gelosamente. la bella e la bestia La bella e la bestia mi era piaciuto, probabilmente per i disegni e le canzoni. Insomma, ero pur sempre una bambina. Ma nel tempo, si perde il conto di quante volte io abbia visto questa pellicola e di quante volte abbia cantato ogni singola canzone. E poi l'ho visto in teatro, sia nella versione italiana sia in quella inglese. Mi sono anche commossa. Sì, giusto qualche lacrima nata da emozioni miste alle quali non so dare un nome. La bella e la bestia E arriviamo a oggi. Milano, cinema ore 13:50. Uno di quegli spettacoli in cui non trovi nessuno. Ero io con due mie amiche e forse altre dieci persone disperse in una sala che ne può contenere circa un migliaio. Era come essere a casa. Due ore che sono volate. Ogni fotogramma, ogni nota, ogni battuta. Mi sarebbe bastato chiudere gli occhi per tornare indietro nel tempo, in quel cinema King dei miei 4 anni. Mi sono emozionata, anche stavolta. Niente lacrime, ho 'starnazzato' e riso con le mie comari che, ironia della sorte, il 1991 nemmeno l'hanno vissuto.
La bella e la bestia Non voglio anticipare nulla per rispetto di chi vedrà il film nei prossimi giorni. Per dare una nota critica a questo post che finora è più una riflessione, mi sento di dire che La bella e la bestia del 2017 è in salsa moderna. Non se ne parla apertamente ma emergono temi come la realtà multietnica e l'omosessualità. Nulla che possa turbare le anime sensibili dei bambini (per non dire le menti psicolabili di molti genitori). Semplicemente credo che tutto ciò ben sposi quello che è il messaggio più tradizionale ed evidente di questa fiaba: il vedere oltre le apparenze senza soffermarsi sulle diversità. Vedere col cuore. Dovremmo impararlo.