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Il teatro come vita e verità. La salita di Diana Ceni.

Montate in bicicletta e partite. Percorrerete metri, forse chilometri e quando vi troverete ad affrontare una salita vi accorgerete che potete smettere di correre, ma non di pedalare.

Quello che sabato 21 novembre è andato in scena al Faro Teatrale di Milano, non è stato solo uno spettacolo. È stata la vita, è stata la verità. Diana Ceni nel suo La Salita porta sul palco se stessa e si mette a nudo con tutta la sua forza e le sue fragilità.

Metafora della vita, la lunga camminata in bicicletta racconta la storia dell’attrice a partire dall’infanzia, caratterizzata da ricordi dolceamari come i giorni trascorsi a letto con l’influenza e le attenzioni dei genitori, le merende divise con un’amica e il drammatico suicidio del padre. Pedalata dopo pedalata, Diana Ceni rievoca il rapporto col marito che dopo la sua scomparsa ha lasciato un vuoto incolmabile perfettamente descritto dal silenzio in cui giace adesso la loro casa. Una continua riflessione sulla vecchiaia e sulla morte, sul domandarsi che valore abbia continuare ad andare avanti, ad affrontare appunto la salita, cosciente che il futuro rappresenta l’incontro con l’inevitabile scorrere del tempo.

Mai fermarsi, nemmeno quando i commenti delle persone intorno trasudano retorica e con il loro essere vuote ci fanno sentire soli.

Le luci e l’azzeccata scelta delle musiche, unite al testo commovente ma che non dimentica di strappare qualche risata al pubblico, sono il prodotto di un ottimo lavoro di regia curato da Alberto Oliva e Mino Manni insieme a Serena Lietti.

Il carisma di Diana e la sua voglia di vivere, il suo amore per il teatro visto come fonte di energia e ancora di salvezza, portano inevitabilmente lo spettatore di qualunque età a guardarsi dentro e ad accogliere a braccia aperte la richiesta di aiuto della donna che, dopo un lungo lavoro interiore, accetta l’idea di aver bisogno degli altri e ferma la sua corsa per aprirsi al mondo.