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Creatività e immaginazione: Emmanuele Aita racconta il suo essere attore

Palermitano di nascita, Emmanuele Aita si forma presso la Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova dove nel 2012 consegue il diploma di attore. Nello stesso anno vince il Premio Hystrio alla Vocazione per Under 30. Il suo palmares si arricchisce nel 2013 con la segnalazione speciale a Scenario con lo spettacolo “Trenofermo-a-Katzelmacher” e nel 2015 con il Premio UBU per lo spettacolo "Bassa Continua - Toni sul Po" di Mario Perrotta come Miglior progetto artistico e organizzativo.

Descrive il suo percorso di studi con tre titoli cinematografici:

  • La dolce vita
  • Paura e delirio a Las Vegas
  • Fuga per la Vittoria

…e se gli chiedi cosa è per lui la creatività risponde che si tratta di un mondo parallelo al quale pochi hanno accesso.

Quando hai capito che nella vita volevi fare l’attore? Chi ti ha supportato maggiormente in questa decisione?

Ho sempre amato il teatro ma in generale tutto quello che è spettacolo.
Ho cominciato senza nessuna scuola con una compagnia amatoriale, ma non facevo solo l’attore, facevo lo scenografo, attrezzista, tecnico luci etc. Contemporaneamente avevo intrapreso una seria carriera da musicista che però a un certo punto della mia vita mi ha portato a decidere sul da farsi. Volevo fare bene solo una cosa tra le due e ho scelto di provare a fare l’attore. La passione viene dal mio nonno paterno e naturalmente anche dai miei genitori - con i quali ho anche recitato all’inizio della mia carriera -, sono stati loro a spingermi a provare.

Dopo aver conseguito il diploma di attore, qual è stata l’esperienza che a oggi ti ha dato di più a livello formativo ed emozionale?

Ogni lavoro che ho fatto, per fortuna, mi ha lasciato qualcosa e mi ha fatto crescere. Ognuno dei registi con i quali ho lavorato mi ha insegnato tanto e mi ha fatto scoprire delle cose importanti. Se devo scegliere un’esperienza in particolare, però, dico lo spettacolo “Il Macello di Giobbe” con la regia di Fausto Paravidino. E’ stata veramente dura ma credo sia stato un punto di svolta del mio io teatrale.

Tra i tuoi lavori in teatro possiamo ricordare “Amleto” con la regia di Ninni Bruschetta e “Bassa continua - Toni sul Po” con la regia di Mario Perrotta e Andrea Paolucci. Ma anche il piccolo schermo ti vede protagonista, ad esempio nella serie TV Rai "L'Allieva" con la regia di Luca Ribuoli e nel nuovo film di Salvatore Allocca “Honeymùn". Palcoscenico VS set. Cosa preferisci?

Sono due cose totalmente diverse, non saprei scegliere perché spesso dipende dal periodo che sto vivendo e da cosa mi va di fare. Il teatro ti dà sicuramente più adrenalina: sentire il respiro del pubblico, percepire le sue emozioni, dare tutto te stesso perché…buona la prima! Al cinema o in tv i tempi sono molto più lunghi e anche lì la concentrazione è fondamentale…non puoi mentire alla macchina da presa!

Qual è stato il personaggio più difficile da interpretare?

Premetto di avere avuto la fortuna di interpretare sempre personaggi che mi piacevano tantissimo. Pensandoci credo che il più impegnativo sia stato il Garzone dello spettacolo “Il macello di Giobbe”. Con il regista ci abbiamo lavorato tantissimo, un eroe, paladino della giustizia e del vero amore e portatore della purezza assoluta. Davvero difficile da “trovare” e interpretare senza cadere nella macchietta e nella maniera ma ce l’ho fatta. È un personaggio che cresce sempre di replica in replica.

Hai avuto modo di lavorare con grandi professionisti, ma c’è un regista dal quale un giorno sogni di essere diretto?

Ti rispondo senza esitazioni e ti dico che sono due: Martin Scorsese e Quentin Tarantino.

Secondo te, oggi, quali sono i punti di forza e di debolezza del cinema italiano?

Credo che proprio in questo momento il cinema italiano stia venendo fuori con degli ottimi prodotti grazie a punti di forza che sono i registi giovani, “la nuova leva”, e al fatto che si è finalmente capito che non basta un budget milionario per fare film di qualità.

Molte personaggi dello spettacolo vengono spesso scritturati per film e fiction pur non essendo attori e dimostrando di non avere alcuna competenza recitativa. Pensi che questo svaluti la professione dell’attore?

Penso che ormai tutto questo non conti più di tanto. Il pubblico è sovrano e ogni attore, bravo o no che sia, deve fare i conti con i gusti degli spettatori.

In che modo un attore può e deve essere creativo?

Credo che la creatività e l’immaginazione DEBBANO essere alla base del lavoro dell’attore. La pasta di ogni personaggio interpretato è fatta soprattutto di questi due ingredienti.

Purtroppo il teatro viene spesso visto come qualcosa per gente “anziana”. Secondo te qual è il modo migliore per avvicinare anche i giovani a questa realtà?

È vero, spesso si associa il teatro al “vecchio” e alla “noia” e tante volte, purtroppo, un certo tipo di teatro non delude le aspettative. È anche vero però, che ci sono moltissimi spettacoli che ti lasciano a bocca aperta e con una voglia fortissima di tornare. Svariate compagnie stanno dando una svolta a tutto questo con i loro spettacoli esplosivi. Vedi la PSK di Valerio Binasco, la compagnia del Teatro dell’Elfo, la compagnia Musella Mazzarelli o la Carrozzeria Orfeo. Basterebbe far vedere un loro spettacolo ai più giovani per fargli cambiare totalmente idea sul teatro. Lo affermo in quanto l’ho provato e ha funzionato! Naturalmente se anche i prezzi dei biglietti fossero un pochino più abbordabili sarebbe più facile.

A tuo avviso, per apprezzare a pieno un’opera teatrale,serve un’educazione al consumo culturale?

Non credo. Serve qualcuno che te la rappresenti bene.

Anche tuo fratello Dario fa l’attore. Come vivi il rapporto con lui? C’è più competizione o complicità?

Assolutamente complicità. Siamo due attori completamente diversi sia fisicamente che attorialmente quindi, per fortuna, non è mai capitato di doverci contenderci una parte…se un giorno dovesse accadere sono sicuro che ci sarà da ridere! Parliamo spesso del nostro lavoro, ci scambiamo consigli e ci piace lavorare insieme. Sono molto contento di tutto questo.

C’è una citazione o un mantra che ti accompagna?

Mio nonno diceva sempre: “Il NO è sicuro, il SÌ è trovato…non avere paura di chiedere!”