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“Creatività, questa sconosciuta”

Per iniziare a scrivere questo post ho deciso di partire da un incontro che ho fatto esattamente lunedì 26 ottobre 2015. Le date sono importanti, non fondamentali, ma se l’incontro è con il celebre regista Francis Ford Coppola, allora vale la pena ricordarsi quando è avvenuto.

Purtroppo non siamo andati a prendere un tè insieme (che poi a me il tè nemmeno piace!) ma, dopo una lunga attesa, ho avuto il piacere di ascoltarlo al Teatro Dal Verme di Milano seduta in platea insieme a un migliaio di persone. Sono fermamente convinta che, anche quando si è in mezzo a tanta altra gente, l’incontro sia sempre a due, in quanto ognuno di noi vive il momento e percepisce il significato di ciò che viene detto in modo unico e personale. Quindi sì, in un certo senso, Francis (posso chiamarlo solo Francis!?) mi ha personalmente raccontato qualcosa.

Nel parlare delle sue origini italiane (per la precisione lucane), si è soffermato particolarmente sul concetto di “creatività” applicato al genio di noi italiani. Che sia realtà o un ricordo romanzato, il Maestro ha rivelato che in giovane età i suoi genitori gli avrebbero rivolto queste parole: la madre «Sei americano e l’America è il più grande Paese!», il padre «…ma sei anche italiano, e gli italiani sono i più grandi creativi al mondo!»

Cinque generazioni di Coppola nell’industria cinematografica palesano senza dubbio una genialità e un’ottima genetica che nessuno mette in discussione. Ma rapportando tutto al mondo di noi comuni mortali, quando possiamo davvero parlare di “creatività”?

Secondo me (e sicuramente anche per colpa mia!) è ormai una parola molto inflazionata, a torto o ragione non saprei, pertanto mi limiterò a esprimere semplicemente la mia opinione (come sempre!).

Alla base della parola “creatività” c’è il verbo “creare”, quindi generare, dare vita. Ma non basta. L’essere creativo sottintende un’abilità di pensiero visionario, oltre l’orizzonte, che il più delle volte è innata.

La genialità è istintiva, si manifesta all’improvviso ed è quella che aiuta a scoprire i propri talenti.

Pensiamo a un bambino sotto i quattro anni di età che gioca con le costruzioni e scopre l’esistenza delle ruote. Senza alcuna conoscenza di tipo meccanico o sportivo, istintivamente le mette sotto i piedi e inizia a girare per casa improvvisando un rudimentale pattinaggio. Diventerà un pattinatore? Non è detto! Ma sicuramente ha scoperto un proprio talento (un ottimo equilibrio!) e ha dato una propria interpretazione non solo a un oggetto ma anche al suo utilizzo. Ha guardato oltre.

Ovviamente questo modo di pensare va coltivato, più si conosce più ci si spingerà in là. La vita del creativo non è facile: spesso si viene visti come sovversivi, dotati di un forte senso di indipendenza, irriverenti, superbi, mai disposti ad accettare compromessi. Questo porta, buona parte delle volte, a sentirsi soli, incompresi, frustrati, non accettati e sempre fuori dal coro. I più deboli cedono così alla massa e si uniformano tentando di mettere a tacere la propria mente, i più forti nuotano controcorrente e infine spiccano il volo. Senza paura.

Arte (quella pura, vera, bella) e creatività camminano sicuramente a braccetto ma quest’ultima è parte della vita di ognuno di noi a prescindere dall’essere anche artisti. Ho fatto prima l’esempio del bambino ma potrei farne tanti altri.

Vorrei chiudere il post proponendovi una fotografia scattata da me qualche mese fa (credo si trattasse di una pubblicità su qualche rivista!) e citando ancora una volta il mio amico Francis:

«Tutto ciò che dà creatività proviene dalle radici».

Ad maiora.

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