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Cliché e stereotipi: dal pensiero alla comunicazione

Creatività e stereotipi, quanto vanno di pari passo?

Se pensiamo al mondo pubblicitario, basta una rapida occhiata agli spot che ogni giorno ci troviamo davanti per comprendere come spesso queste due variabili siano correlate.
Nel mondo della comunicazione, i cosiddetti luoghi comuni aiutano a rendere immediata la connessione tra un prodotto e l’idea che esso vuole rappresentare, per questo (anche col rischio di cadere nel ridicolo!) se ne fa un utilizzo ricorrente.
Ma quanto influiscono i preconcetti e i cliché nella nostra vita quotidiana? Quanto il nostro modo di pensare è influenzato da degli standard legati in qualche modo alla cultura tradizionale?
Proviamo a guardarci da fuori…esattamente così come appare il popolo italico agli occhi degli stranieri.

Have fun! :-)

Mammoni, ritardatari, spacconi, solari, modaioli e con l’animo da artista. È questo probabilmente il ritratto più immediato che viene fatto degli italiani. All’estero ci identificano come il Bel Paese, e nonostante possiamo vantarci di una cultura millenaria, l’immagine di “pizza, spaghetti e mandolino” sembra essere difficile da cancellare.
Gli italiani si sa, sanno cucinare e mangiano tanto perché come si mangia in Italia non si mangia da nessuna parte. Andiamo avanti a pasta e pizza e beviamo caffè: tanto, sempre e solo caffè.

Siamo alla moda, eh sì! Belli, con gli occhiali da sole perché in Italia non piove mai e anche se piovesse gli occhiali da sole “fanno chic”, che sia inverno, estate, giorno o notte.
Gli uomini sono dei seduttori, sembra abbiano studiato l’Ars Amatoria ancora prima dell’ABC e pare abbiano frequentato dei corsi specifici tenuti da tale Don Giovanni. Romantici e un po’ bugiardi sono pronti a tutto pur di conquistare una donna purché questa piaccia alla famiglia, soprattutto alla mamma.

Fumatori, burocrati e trasgressori. Gli italiani si fanno le leggi ad hoc e poi le infrangono. Guidano come se fossero costantemente dentro l’autodromo di Monza e le strisce pedonali…cosa sono le strisce pedonali?
Ma dove andranno mai così di fretta questi italiani? Sicuramente non in ufficio. Perché loro sono scansafatiche. E allora forse staranno andando in vacanza. Gli italiani non sanno l’inglese ma riescono a farsi capire. Che si tratti di chiedere informazioni o adulare una bella ragazza, loro non hanno problemi. Il popolo italico parla a gesti, le mani hanno una vita propria e, se non ci fossero, probabilmente gli italiani sarebbero muti. Quando partono si spostano in comitive da far invidia ai giapponesi, sono rumorosi e sembrano non comprendere i segnali che vietano di scattare fotografie nei musei o di spegnere il cellulare all’interno delle chiese.

Tutto vero? Tutto falso? In realtà gli stereotipi e i cliché di cui si nutrono gli stranieri non sono solo negativi.
Siamo pur sempre il Paese della Dolce Vita, delle Vacanze Romane di Audrey Hepburn e Gregory Peck, abbiamo la capitale della moda, un patrimonio artistico da fare invidia al resto del mondo. Sappiamo essere estremamente ospitali e quando qualcuno viene a trovarci lo accogliamo in casa, mettendoci a sua disposizione.

È vero che al sud ogni tanto manifestano seri problemi con l’uso transitivo di verbi come salire, scendere, entrare e uscire (“Scendi la valigia”, “Esci la bistecca dal congelatore”, etc.) ed è vero che al nord mettono l’articolo davanti ai nomi propri (“La Silvia”, “Il Paolo”, etc.), ma è anche vero che siamo la Patria di Dante, Sciascia e Camilleri.

È innegabile che le nostre città siano caotiche e che rinunciare alla propria auto sembri essere una delle cose più difficili al mondo, ma non si può certo nascondere che a fronte di tanto disordine abbiamo dei paesaggi incontaminati. Cliché e stereotipi annebbiano dunque lo sguardo delle persone, ma in fondo è anche bello regalare a chi guarda dall’esterno un’immagine romanzata della realtà. Pertanto sì ai luoghi comuni finché questi sono usati per colorare le nostre immagini mentali o per rinforzare una visione di brand identity (perdonatemi per avere utilizzato queste parole!). Da evitarli assolutamente quando invece inducono a generalizzare in modo negativo chiudendo la mente e diventando dei veri e propri paraocchi.