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Barbie. The icon. 50 anni visti attraverso gli occhi di una bambola che ha fatto la storia.

«Barbie rappresenta una donna sicura di sé e indipendente, con una straordinaria capacità di divertirsi restando sempre e comunque affascinante.» - Diane Von Fürstenberg, 2006

Tante donne hanno segnato la storia grazie al loro talento, alle loro imprese, alle loro vittorie, alla loro bellezza, alla loro capacità di essere innovative, sovversive, intraprendenti, geniali, furbe, creative, abili.
Impossibile ricordarle tutte, ma grazie a un’icona del nostro secolo, quello che diventa impossibile è invece dimenticarle.

Barbara Millicent Roberts (questo il vero nome di Barbie) nasce nel Wisconsin il 9 marzo del 1959 da un’idea di Ruth Handler. Unica nel suo genere e pioniera di una vincente strategia di marketing, conquista in breve tempo il mercato e mette le basi per diventare un vero e proprio mito globalmente riconosciuto.

Planetario il successo raggiunto negli anni dalla bambola più amata di sempre. Come giustificare un tale fenomeno? Molto semplice. Barbie ha saputo essere al passo coi tempi,evolvendosi decade dopo decade, partecipando alle tappe che hanno segnato la seconda metà del XX secolo, indossando gli abiti degli stilisti di alta moda più quotati, avendo rappresentato ogni tipo di donna. 150 carriere in 56 anni portando avanti il motto “I can be” per dimostrare a tutte le sue fan che non c’è desiderio che non si possa realizzare.

Chi vede in Barbie un’icona antifemminista, esaltazione di una bellezza apparentemente perfetta ma irraggiungibile, si basa fondamentalmente su un pregiudizio. Al contrario infatti, Barbie rappresenta una donna di successo, indipendente che ha spinto milioni di bambine a sognare. Barbie è stata astronauta, nel 1989 si è arruolata nelle forze armate durante la Guerra del Golfo, si è candidata alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, ha vinto medaglie olimpiche, è stata pilota nella categoria NASCAR, e così via. Non solo top model e fashion victim quindi. Ricordiamolo, Barbie ha trasformato perfino il suo storico fidanzato Ken in un accessorio!

Per celebrare il mito della bambola più famosa al mondo, il MUDEC (Museo delle Culture) di Milano ha organizzato una mostra dedicata. A partire dal 28 ottobre 2015 fino al 13 marzo 2016 sarà possibile immergersi nel suo universo rosa e scintillante.

Ho avuto il piacere di visitare l’esposizione insieme ad altre ragazze conosciute attraverso un evento promosso tramite social da Ylenia Gaia Fantini. “Invasate alla mostra di Barbie”: davanti a un invito così non ho saputo dire di no! …e così, interpretando ognuna a suo modo lo stile Barbie, abbiamo iniziato la nostra visita.



Nella prima sala è possibile ripercorrere, anno dopo anno, gli ultimi 50 anni di storia attraverso i look e i cambiamenti dell’icona più bionda (ma non solo!) che ci sia.



Proseguendo la visita, una luce soffusa, accompagna il visitatore davanti una vetrina che ospita una serie di bambole straordinariamente eccentriche e sfarzose. Sobrietà è una parola bandita.



A seguire un’intera area dedicata agli accessori: case, barche, automobili…e un arredamento molto particolare! La giusta occasione per scattare qualche divertente fotografia immerse le favoloso mondo di Barbie.



Le ultime due sale sono forse le più affascinanti: in una sono raccolte le Barbie celebrative dei Paesi del mondo. Un inno alla cultura e ancora di più alla cultura della diversità, alle tradizioni e alla bellezza. Per chiudere, un omaggio alle star del cinema, alle teste coronate, alle celebrità della musica e dello show business. Figure imperiture come Marilyn Monroe, Grace Kelly e Audrey Hepburn, e dive dei nostri giorni, sono raccontate attraverso il fascino ispirato dall’unicità di una bambola che ha saputo andare oltre e diventare a sua volta un’icona destinata all’immortalità.

«…È un miracolo. È eterna ed è l’incarnazione stessa della moda: sempre al passo con le ultime tendenze, non è soltanto un’icona di stile, ma anche un’ispirazione costante. È un simbolo di energia. Quindi è un simbolo di vita…» - Christian Lacroix



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