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Vorrei dirti “Buon Natale” ma non credo sia importante

Visto che Natale si avvicina e la febbre da regalo è già altissima, penso sia il caso di soffermarsi anche sull’importanza delle parole che, in questo particolare periodo dell’anno, decidiamo di donare.
Una bella confezione attira subito l’attenzione, se il contenuto non disattende le aspettative, tanto meglio. Quello che spesso è molto sottovalutato è il biglietto e, più in generale, il modo in cui facciamo gli auguri.

Un elfo intento a smistare le letterine arrivate in Lapponia

Siccome questo è un argomento che mi sta molto a cuore, ho deciso di affrontarlo in modo didascalico basandomi in modo assolutamente soggettivo sulle mie convinzioni…divertitevi e, se volete, prendete spunto! :-D

1.IL BIGLIETTINO: è facile pensare che a fronte di un bel regalo, aggiungere pure un biglietto sia superfluo. Vogliamo forse paragonare un pezzo di cartoncino con l’ultimo iPhone fresco fresco di Apple Store o con una borsa che nella sua vita ha visto solo lo stabilimento in Cina in cui è stata prodotta e la boutique di via Monte Napoleone? Accurati studi scientifici hanno dimostrato che entrambi gli oggetti sopracitati, in seguito al continuo utilizzo, sono soggetti a deterioramento. Al contrario, sono giunti fino ai nostri giorni papiri di epoca Egizia. Dunque, se ci teniamo a fare qualcosa che sia memorabile nel tempo, non sottovalutiamo il potere delle parole. Qualunque oggetto, anche il più particolare, resta pur sempre un oggetto come tanti altri e dopo un po’ capita perfino di dimenticare chi ce l’ha regalato. Un biglietto con una dedica, perfino il più artigianale, ti strappa un sorriso anche dopo 10 anni.

2.IL BLOCCO DELLO SCRITTORE: biglietto comprato! E la prima difficoltà è superata. Ma adesso, cosa scrivo nel biglietto? Escludendo i casi strettamente legati alle formalità (diciamo quei biglietti che scriviamo perché dobbiamo e non perché ci fa realmente piacere!), ricordiamoci che ci rivolgiamo a qualcuno di familiare, una persona alla quale vogliamo bene. Da evitare dunque banalissimi “Auguri di Buon Natale” o, peggio, citazioni palesemente scopiazzate da internet o dai Baci Perugina. Buttiamo dentro anche assurdità piuttosto, battute sciocche o comunque qualunque cosa che noi e il destinatario possiamo capire (e che forse capiremo solo noi!). Quindi, mettiamoci la nostra vita con sincerità. Una tristissima frase fatta la possono scrivere tutti, l’obiettivo è rendere unico il messaggio.

Babbo Natale avvistato ieri da me a Milano...evidentemente viene a fare shopping qui!

3.FINALMENTE ARRIVA NATALE: mezzanotte…ed è Natale! E il cellulare comincerà a suonare come nemmeno le campane della chiesa. Fino a qualche anno fa, era solo grazie alle varie promozioni delle compagnie telefoniche se, per rispondere e inviare sms di buone feste, non eravamo costretti ad accendere un mutuo. Adesso c’è Whatsapp e il tutto è diventato più veloce ed economico. Il rischio di fondo però è rimasto: l’omologazione degli auguri. Nella mente del pigro l’idea è quella di scrivere un messaggio standard e inviarlo a tutti…in fondo è il pensiero che conta. Non c’è cosa più sbagliata. Quando si riceve un augurio del tutto impersonale, la reazione per chi lo legge è la stessa di quando arriva una comunicazione pubblicitaria strutturata male. Salvo che non si abbia esagerato con i brindisi, è evidente quando quegli auguri non sono destinati a noi ma a un tutti generico. Paradossalmente, meglio non farli. Riconoscere queste opere di altissimo ingegno letterario è facile: si parte dallo striminzito “Auguri!” (a volte anche privo di punto esclamativo), per passare dal classico “Buon Natale” (inviato da quelle persone che una settimana dopo ci scriveranno “Buon Anno”), fino a giungere a quello destinato “…a te e famiglia!” (ma se nemmeno la conosci la mia famiglia!) e al migliore in assoluto: “Buone Feste”. Il tirchio ti scrive queste due parole il 25 dicembre e si è messo a posto anche per l’1 gennaio. Da non dimenticare anche le varie catene, poesie e dediche stucchevoli.

Please, it’s Xmas!

Insomma…il senso di questo post dall’eco un po’ pungente (perdonatemi ma sono due giorni che ho la vena polemica!) è in realtà molto romantico e sentimentale. Proprio perché è Natale, risparmiamo piuttosto sulle cose materiali ma non sulle parole. Anche se intangibili e impalpabili sono ciò che più custodiremo negli anni. Usiamole con cura, confezioniamole con attenzione e ricordiamoci sempre del loro essere preziose e indistruttibili.