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"Amleto di William Shakespeare", quando il mito diventa umano

"Amleto di William Shakespeare", già dal titolo non c'è equivoco su quanto si vedrà sul palcoscenico. Ma se quello che vi aspettate è un Amleto tradizionale, bhè allora forse verrete delusi. O forse no.

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Lo spettacolo diretto da Ninni Bruschetta, produzione del Teatro di Messina e in scena al Teatro Menotti di Milano fino al 20 febbraio, ripercorre le note vicende del principe di Danimarca (interpretato da Angelo Campolo) restando molto vicino al testo originale e distaccandosene solo quando risulta indispensabile per connotare, in una dimensione atemporale di ieri, oggi e domani, quelle che sono le realtà strettamente legate all'animo umano.
Il famoso «marcio in Danimarca» si legge nella corruzione morale dei personaggi stessi: il perfido Claudio (interpretato da Emmanuele Aita ), la regina Gertrude (Maria Sole Mansutti) incestuosa per aver sposato il fratello del marito defunto, Amleto stesso che spinto dalla sete di vendetta, a volte sembra dimenticare chi o cosa voglia effettivamente vendicare.

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Intorno tutti gli altri che fungono da elementi di equilibrio o squilibrio, alternandosi come forze in scena che spingono i tre fulcri della storia a tirare fuori la loro vera natura. Ofelia, Polonio e Laerte sono complici inconsapevoli della tragedia che si consuma tra le mura del palazzo reale e ne diventano al tempo stesso vittime. Nonostante lo spettacolo duri quasi 3 ore, l'attenzione del pubblico è tenuta viva da una scena continuamente attiva in cui ogni personaggio dichiara apertamente le proprie intenzioni e azioni, e da uno stile quasi metanarrativo in cui lo spettatore diventa parte di un ipotetico dialogo (che in realtà è un monologo), diventa comparsa involontaria soprattutto nel momento in cui gli attori abbandonano il palco e trasformano la platea in un vero e proprio spazio scenico. Le distanze tra chi fa e chi assiste si riducono. Sembra quasi che i personaggi ricerchino nel pubblico un consenso o vogliano giustificare i loro comportamenti stimolando al contempo una riflessione sulla realtà personale di ognuno di noi. Verità, amore, bugie, morte, vendetta, giustizia sono raccontati con lo stratagemma teatrale della tragedia shakespeariana che ci ricorda come l'essenza degli esseri umani sia fondamentalmente rimasta invariata nel corso dei secoli.

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Lo spettacolo è impreziosito dalle scenografie di Mariella Bellantoni e dalle musiche di Toni Canto e Gianluca Scorziello, queste ultime affatto secondarie ma addirittura parte imprescindibile per rendere di successo la resa dell'intera opera.

Consiglio vivamente di andare a teatro a vedere questo "Amleto" che mette d'accordo gli shakespeareani puristi e coloro che ricercano una lettura moderna dei testi. Dopo Milano, la compagnia sarà in scena dal 26 al 28 febbraio al Teatro Vittorio Emanuele di Messina e il 12-13 marzo al Teatro Verga di Catania.